Rischi specifici

Lavori in quota: obbligo di addestramento sui DPI

Si lavora in quota quando c'è rischio di caduta da oltre 2 metri rispetto a un piano stabile. Se si usano DPI anticaduta di terza categoria, l'addestramento non è consigliato ma obbligatorio: senza, il DPI si considera non correttamente utilizzato. L'addestramento va registrato dall'azienda.

In sintesi

Cosa devi sapere subito

Si lavora in quota quando c'è rischio di caduta da oltre 2 metri rispetto a un piano stabile. Se si usano DPI anticaduta di terza categoria, l'addestramento non è consigliato ma obbligatorio: senza, il DPI si considera non correttamente utilizzato. L'addestramento va registrato dall'azienda.

Nota di trasparenza

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Si parla di lavoro in quota quando un’attività espone il lavoratore al rischio di caduta da un’altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile. Sopra quella soglia, se si usano dispositivi di protezione individuale anticaduta — che sono DPI di terza categoria — l’addestramento non è consigliato: è obbligatorio, e senza di esso il DPI si considera non correttamente utilizzato.

Formazione e addestramento non sono la stessa cosa

È la distinzione che decide se un’azienda è in regola o no, e viene confusa continuamente.

La formazione trasferisce conoscenze: si può fare in aula, in videoconferenza e in alcuni casi a distanza. L’addestramento è l’attività pratica con cui il lavoratore impara a usare correttamente un’attrezzatura o un dispositivo specifico: si fa sul campo, con quel dispositivo, sotto la guida di una persona esperta.

Per i DPI di terza categoria — la categoria dei dispositivi che proteggono da rischi di morte o lesioni gravi e permanenti, dove rientrano imbracature, cordini, dispositivi retrattili e sistemi anticaduta — l’articolo 77 del D.Lgs. 81/2008 richiede espressamente l’addestramento, non la sola formazione.

Cosa è cambiato con la riforma dell’addestramento

L’articolo 37, comma 5, del Testo Unico è stato riscritto dalla Legge 34/2026, e le novità toccano direttamente chi organizza lavori in quota. L’addestramento deve essere effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro; è ammesso l’uso della realtà virtuale o simulata; deve essere tracciato in un apposito registro, anche in formato informatizzato.

Il registro è la parte che cambia di più la vita alle aziende. Fino a ieri l’addestramento veniva spesso dato per svolto senza lasciare traccia documentale distinta dall’attestato di formazione. Oggi la tracciabilità è un obbligo autonomo, e in caso di controllo l’assenza del registro è un’evidenza difficile da recuperare a posteriori.

Quante ore dura

Nessuna. E non è una risposta evasiva: per i lavori in quota non esiste un monte ore fissato a livello nazionale, a differenza di quanto accade per RSPP, RLS, coordinatori o addetti antincendio.

La durata discende dalla valutazione dei rischi: dipende dal tipo di lavorazione, dai dispositivi effettivamente in uso, dall’esperienza pregressa dei lavoratori e dalla complessità delle procedure di salvataggio previste. I corsi di mercato si attestano generalmente tra le 4 e le 8 ore per la parte base, ma è un dato di prassi, non una prescrizione normativa.

Diffidare, quindi, di chi promette “il corso lavori in quota da X ore a norma di legge”: quel numero di legge non c’è. Quello che deve esserci è la coerenza tra il DVR aziendale e il percorso erogato.

Gli obblighi del datore di lavoro

Prima ancora dei DPI, la normativa impone una gerarchia: le misure di protezione collettiva vengono prima di quelle individuali. Parapetti, impalcati e reti di sicurezza sono la prima scelta; l’imbracatura è quello che si adotta quando la protezione collettiva non è tecnicamente possibile o non è sufficiente.

È un principio che ha una conseguenza operativa concreta: se in cantiere si vedono lavoratori imbracati dove sarebbe stato possibile montare un parapetto, l’azienda non è in regola per il fatto di aver fornito i DPI.

Restano poi gli obblighi ordinari: fornire dispositivi conformi, mantenerli in efficienza, sostituirli quando scaduti o danneggiati, e verificare che vengano effettivamente usati.

Il piano di salvataggio: la parte che manca quasi sempre

Un lavoratore che cade e resta sospeso all’imbracatura è in pericolo di vita anche se la caduta è stata arrestata correttamente. La sospensione inerte provoca in tempi brevi un quadro clinico grave, e il recupero va organizzato prima, non improvvisato dopo.

Significa che nel programma dell’addestramento devono comparire le procedure di recupero, con le attrezzature necessarie disponibili sul posto e persone in grado di attivarle. Un addestramento che si ferma a “come si indossa l’imbracatura” è incompleto.

Cosa rischia l’azienda

La violazione degli obblighi in materia di DPI previsti dagli articoli 75 e 77 è sanzionata dall’articolo 87, comma 2, lettera d): arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 3.559,60 a 9.112,57 euro. La responsabilità è personale del datore di lavoro o del dirigente.

Va detto con precisione, senza toni allarmistici: la sanzione economica raramente è il problema principale. In caso di infortunio da caduta, l’assenza di addestramento documentato è l’elemento su cui si costruisce la contestazione più seria.

Da dove iniziare

Per inquadrare la normativa e i sistemi di protezione è disponibile il corso sulla normativa dei lavori in quota e i sistemi anticaduta. Sul tema più ampio della scelta e dell’uso corretto dei dispositivi c’è il corso sui dispositivi di protezione individuale. Per orientarsi tra gli altri rischi specifici si può partire dalla categoria corsi rischi specifici o tornare all’hub sicurezza sul lavoro.

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