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Preposti sicurezza lavoro: obblighi e formazione

Dalla L. 215/2021 l'azienda deve individuare esplicitamente i preposti, anche quando la funzione emerge di fatto dall'organizzazione del lavoro, e garantire loro una formazione specifica di 12 ore con aggiornamento ogni 2 anni. È preposto chi sovrintende e vigila sul lavoro altrui.

In sintesi

Cosa devi sapere subito

Dalla L. 215/2021 l'azienda deve individuare esplicitamente i preposti, anche quando la funzione emerge di fatto dall'organizzazione del lavoro, e garantire loro una formazione specifica di 12 ore con aggiornamento ogni 2 anni. È preposto chi sovrintende e vigila sul lavoro altrui.

Nota di trasparenza

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Chi coordina il lavoro di un collega, anche senza il titolo di “capo reparto” o “team leader” scritto da nessuna parte, può rientrare nella definizione di preposto ai fini della sicurezza. Risposta diretta: dalla L. 215/2021 l’azienda ha l’obbligo di individuare esplicitamente i preposti presenti in organico, anche quando la funzione emerge di fatto dall’organizzazione del lavoro, e di garantire loro una formazione specifica di 12 ore, con aggiornamento ogni 2 anni.

Chi è preposto, anche senza saperlo

Il D.Lgs. 81/2008 definisce preposto la persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa. È una definizione che guarda ai fatti, non all’organigramma: un lavoratore che di fatto coordina un piccolo team, verifica che le procedure vengano rispettate e richiama i colleghi in caso di comportamenti scorretti può essere preposto anche senza un titolo formale.

La riforma del 2021: individuazione esplicita

La Legge 215/2021, di conversione del D.L. 146/2021, entrata in vigore il 21 dicembre 2021, ha rafforzato gli obblighi legati alla figura del preposto, introducendo tra l’altro l’obbligo per il datore di lavoro di individuarlo esplicitamente — obbligo oggi previsto dall’articolo 18, comma 1, lettera b-bis) del D.Lgs. 81/2008 — anche quando la funzione emerge solo dall’organizzazione di fatto del lavoro. Prima di questa modifica, capitava spesso che la figura del preposto restasse implicita, senza una nomina formale né una formazione dedicata: la riforma ha chiuso questo margine di ambiguità, e ha introdotto una sanzione specifica per il datore di lavoro che non vi provvede.

Cosa deve fare il preposto

Gli obblighi del preposto, disciplinati dall’articolo 19 del D.Lgs. 81/2008, comprendono la vigilanza sull’osservanza da parte dei lavoratori delle disposizioni di legge e aziendali in materia di sicurezza, l’uso corretto dei dispositivi di protezione, la segnalazione tempestiva di carenze o pericoli e, quando necessario, l’interruzione dell’attività in caso di pericolo grave e immediato. È un ruolo operativo, a stretto contatto con chi lavora ogni giorno sul campo, diverso da quello più organizzativo del dirigente.

La formazione specifica per preposti

Oltre alla formazione generale e specifica prevista per tutti i lavoratori, il preposto deve seguire un percorso formativo aggiuntivo, dedicato al proprio ruolo: tecniche di comunicazione e sensibilizzazione dei lavoratori, modalità di esercizio dell’attività di vigilanza, gestione delle non conformità riscontrate durante il lavoro. È una formazione mirata alla funzione di controllo, non una ripetizione della formazione già ricevuta come lavoratore.

L’aggiornamento periodico

La formazione dei preposti richiede un aggiornamento di 6 ore ogni 2 anni: una cadenza più ravvicinata di quella prevista per dirigenti e RSPP (5 anni), coerente con il ruolo di controllo quotidiano che il preposto svolge sul campo. È uno degli aggiornamenti più facili da dimenticare, proprio perché riguarda lavoratori che restano operativi nella stessa mansione per anni, senza un cambio di ruolo che faccia da promemoria naturale — e proprio perché la cadenza biennale è meno intuitiva delle scadenze quinquennali più comuni.

Cosa succede se il preposto non viene individuato

Non individuare formalmente chi svolge di fatto la funzione di preposto non elimina le responsabilità legate a quel ruolo: se un lavoratore coordina di fatto un team e vigila sull’esecuzione del lavoro, risponde come preposto anche senza nomina esplicita, ma senza aver ricevuto la formazione necessaria per svolgere correttamente quel compito. È una situazione che espone sia il lavoratore, chiamato a rispondere di un ruolo per cui non è stato formato, sia l’azienda: la mancata individuazione del preposto è sanzionata con un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro a carico del datore di lavoro (importi in vigore ad agosto 2026, non rivalutati dall’ultimo decreto di aggiornamento delle sanzioni).

Come si eroga la formazione

La formazione dei preposti può essere seguita in aula o in videoconferenza sincrona. Vista la componente pratica legata alla gestione di situazioni reali di non conformità, molte aziende scelgono percorsi che alternano lezioni frontali a momenti di confronto su casi concreti, piuttosto che un e-learning puramente asincrono.

Preposto e dirigente: dove sta la differenza

Il dirigente organizza il lavoro e ne risponde a livello gestionale; il preposto vigila sull’esecuzione quotidiana e interviene direttamente quando qualcosa non va. Sono ruoli complementari, spesso presenti nella stessa azienda a livelli diversi della catena organizzativa, ciascuno con obblighi di formazione distinti che non si sostituiscono a vicenda.

Da dove iniziare

Per la formazione iniziale, AssoAdifer propone un corso per preposti. Per chi deve completare l’aggiornamento periodico, è disponibile un aggiornamento per preposti. L’intero catalogo dedicato a lavoratori e preposti è raccolto nella categoria corsi lavoratori e preposti; per un quadro complessivo sugli altri ruoli della sicurezza aziendale resta il riferimento l’hub sicurezza sul lavoro.

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